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FINO AL 2023 DA SPENDERE CENTO MILIONI PER LO SVILUPPO DEI PICCOLI COMUNI

Giovedì scorso è stata approvata definitivamente al Senato il disegno di legge che rivolge lo sguardo all’abbandono del territorio favorendo azioni per la crescita economica e sociale dei piccoli comuni inferiori ai 5000 abitanti.

Federarchitetti saluta favorevolmente l’approvazione della nuova legge poiché prova ad invertire le attuali politiche di sviluppo territoriali focalizzate esclusivamente sulle grandi aree urbane ed il cui tema è stato dibattuto nei nostri convegni con gli altri stakeholder del settore (http://federarchitetti.it/news/dal-seminario-di-napoli-lurbanistica-al-centro-di-nuovi-modelli-di-sviluppo-economico/ )  

La nuova legge favorisce interventi statali nei territori interessati mettendo a disposizione 10 ML nel 2017 e 15 ML dal 2018 al 2023 per complessivi cento milioni di euro nel periodo.

Ai fini dell’utilizzo delle risorse del Fondo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro dell’interno, con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, si provvederà alla predisposizione di un Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni.

In particolare il Piano assicurerà priorità ai seguenti interventi:

  1. qualificazione e manutenzione del territorio, mediante recupero e riqualificazione di immobili esistenti e di aree di-smesse, nonché interventi volti alla riduzione del rischio idrogeologico;
  2. messa in sicurezza e riqualificazione delle infrastrutture stradali e degli edifici pubblici, con particolare riferimento a quelli scolastici e a quelli destinati ai servizi per la prima infanzia, alle strutture pubbliche con funzioni socio-assistenziali e alle strutture di maggiore fruizione pubblica;
  3. riqualificazione e accrescimento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, nonché realizzazione di impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili;
  4. acquisizione e riqualificazione di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado (art.5), anche al fine di sostenere l’imprenditoria giovanile per l’avvio di nuove attività turistiche e commerciali volte alla valorizzazione e alla promozione del territorio e dei suoi prodotti;
  5. acquisizione di case cantoniere e del sedime ferroviario dismesso(art. 6);
  6. recupero e riqualificazione urbana dei centri storici (art. 4), anche ai fini della realizzazione di alberghi diffusi;
  7. recupero di beni culturali, storici, artistici e librari (art. 7);
  8. recupero dei pascoli montani, anche al fine di favorire la produzione di carni e di formaggi di qualità.