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SULL’INSERTO DEL QUOTIDIANO “LA REPUBBLICA” INTERVISTA AL PRESIDENTE FEDERARCHITETTI

EDILIZIA: SEGNALI DI RIPRESA NEI SETTORI INCENTIVATI DALLO STATO MA LA CRISI ANCORA NON E’ SUPERATA

Sull’inserto Rapporto Edilizia Campania 2018 del quotidiano La Repubblica del 26 ottobre è stata riportata l’intervista al Presidente Federarchitetti sulla tematica trattata.

La Federarchitetti – spiega il presidente Nazzareno Iarrusso – nasce per assistere e tutelare, i propri iscritti, appartenenti alla categoria degli architetti ed ingegneri liberi professionisti, nel loro operato e nei rapporti con la pubblica amministrazione”. L’associazione di categoria è presente ed opera su tutto il territorio nazionale da circa cinquant’anni.

Nel corso dell’intervista, il Presidente ha parlato di temi caldi e attuali come la conservazione del patrimonio edilizio esistente in rapporto ai recenti crolli registrati.

Quest’estate, infatti, con la parziale caduta del viadotto Polcevera sull’Autostrada A10 Genova – Ventimiglia, progettato e diretto dall’ing. Riccardo Morandi negli anni ’60 del secolo scorso, abbiamo assistito ad una sciagura che si può verificare in conseguenza della mancata manutenzione delle opere realizzate nel periodo del boom economico, ovvero circa cinquant’anni fa.

Le cause del disastro vanno ricercate nella legge del profitto a tutti i costi nonché nel mancato monitoraggio statico e di manutenzione dell’opera, stante il lungo lasso di tempo trascorso dalla sua realizzazione (poco più di mezzo secolo) nonostante le innovative normative sul cemento armato nel frattempo succedutesi, ivi comprese quelle in materia sismica. Invece, nelle prime ore della tragedia, si è dubitato dell’opera professionale svolta dall’ing. Riccardo Morandi nel periodo 1963 – 1967 il quale, in quegli anni, brevettava il nuovo modello statico e costruttivo del cemento armato facendo vincere importanti commesse estere alle imprese italiane del settore. La succitata analisi va applicata a tutte le opere edilizie ed infrastrutturali realizzate nel passato e soprattutto nel succitato periodo.

In buona sostanza il viadotto sul Polcevera, come tantissime opere edilizie di quel periodo – prosegue l’arch. Nazzareno Iarrusso – è stato realizzato e collaudato secondo la normativa sul cemento armato, con i mezzi e secondo il traffico all’epoca esistente e non certo progettato per soddisfare l’attuale normativa vigente e gli incrementi di carico derivanti dal traffico odierno ivi comprese le strutture di sicurezza stradale.

Come ben sanno le istituzioni coinvolte nella gestione del disastro, la manutenzione delle opere è da diversi anni inserita nella fase progettuale della realizzazione delle stesse con una valenza non burocratica ma di informazione operativa su come tenere correttamente in vita il manufatto realizzato. Come per un’automobile sappiamo che occorre sostituire l’olio al motore dopo aver percorso un determinato numero di chilometri così per un opera edilizia vi è il manuale d’uso atto a garantirne la corretta funzionalità nel tempo. Occorre evidenziare, però, che in Italia, sia il pubblico che il privato, raramente provvedono ad allocare risorse necessarie per far fronte a questi controlli e agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Non solo, il Presidente ha poi espresso la sua visione in merito agli incentivi che lo Stato mette a disposizione per il recupero del patrimonio edilizio esistente.

Da anni esistono incentivi fiscali per stimolare la ristrutturazione edilizia residenziale del patrimonio esistente. Nei primi anni di applicazione dell’incentivo la percentuale era fissata al 36 % passata poi al 50 % della spesa effettivamente sostenuta. Recentemente gli incentivi fiscali hanno interessato il risparmio energetico degli edifici, la sostituzione degli arredi, la cura dei giardini e da qualche anno si sta puntando sulla sicurezza sismica attraverso il “Sismabonus”, ovvero la detrazione fiscale con punta massima di incentivo fino all’85 % della spesa sostenuta per i lavori sulle parti strutturali dell’edificio.

Tali misure, però, risultano vantaggiose solo per chi ha redditi alti poiché si riesce a recuperare il credito d’imposta nel quinquennio – decennio successivo a quello di realizzazione dei lavori, mentre l’agevolazione è del tutto inefficace per coloro che detengono bassi redditi. Una questione quest’ultima che coinvolge soprattutto quella larga fascia di privati i quali, pur essendo proprietari di un immobile, non hanno la possibilità di apportare alle strutture le dovute modifiche utili al raggiungimento del livello di sicurezza sismica richiesto dalla normativa vigente. Per questo – continua il Presidente Federarchitetti – bisognerebbe introdurre dei finanziamenti ad hoc riservati a questa fascia di cittadini, ovvero consentire la vendita ed il trasferimento del credito d’imposta maturato a soggetti che possono essere interessati ad avere detrazioni fiscali per abbassare i propri redditi.

Gli incentivi fiscali, poi, sono utilizzabili solo per gli edifici e le unità abitative di tipo residenziali escludendo tutti quelli aventi altre funzioni. Per esempio, sempre più spesso, gli edifici non ospitano solo unità immobiliari adibite a residenze ma anche attività di servizio come gli studi professionali per le quali non è possibile portare in detrazione l’agevolazione fiscale.

Infine, un argomento molto dibattuto: il mercato delle costruzioni e la crisi del 2008.

Secondo il rapporto ANCE sullo stato di salute delle costruzioni nell’anno 2017, pubblicato lo scorso mese di settembre, “il fatturato estero complessivo è stato superiore ai 14 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al 2016, e pari al 74% della produzione totale, una situazione diametralmente opposta rispetto al primo anno di analisi, il 2004, quando la produzione estera rappresentava poco più del 31%.” In buona sostanza la crisi del settore permane e le nostre imprese di costruzioni, per rimanere sul mercato, hanno necessità di lavorare molto all’estero potendo aggiornare così, come i liberi professionisti, continuamente il proprio know how. Rispetto ai periodi della speculazione edilizia (1960 – 1980), sui nostri territori vediamo sempre di più offerte di nuove costruzioni che soddisfano gli attuali requisiti di sostenibilità ambientale che vanno dall’uso dell’efficientamento energetico al riciclo delle acque all’uso di materiali eco-sostenibili. Tali nuovi manufatti edilizi, però, si realizzano ancora sulle aree e terreni inedificati interni alla città o in zone periferiche e, solo in rare eccezioni, attraverso la sostituzione dell’edilizia esistente.

La mancanza di interventi pubblici che favoriscano politiche di recupero urbano rallentano il processo di sostituzione dell’edilizia esistente e le sole misure incentivanti attualmente vigenti, come quelle fiscali o del “Piano Casa”, sono insufficienti a rilanciare il settore. L’attuale pressione fiscale presente sugli immobili congiunta alla estenuante burocrazia per il rilascio delle autorizzazioni edilizie sono poi l’ulteriore zavorra che non fanno decollare economicamente il settore.

In tema di lavori pubblici, poi, emerge prepotentemente, insieme all’esigenza di una pianificazione più coordinata, la centralità del progetto e l’uso e sviluppo delle nuove tecnologie, come il B.I.M., per porre all’attenzione dei committenti, progettisti, imprese ed operatori del settore verso la condivisione responsabile nelle varie fasi di realizzazione dell’opera velocizzando il processo costruttivo. Per ottenere tale risultato occorre che la pubblica amministrazione abdichi, a favore del libero professionista esterno, la progettazione e la direzione dei lavori allocando le risorse necessarie recuperabili dai fondi già stanziati e si ritagli per se il ruolo più naturale che è quello di controllo.