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FEDERARCHITETTI CHIEDE AI CANDIDATI AL VERTICE DEL CNAPPC MAGGIORE ATTENZIONE VERSO I LIBERI PROFESSIONISTI

 Fra pochi giorni  si rinnova il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, e Conservatori che vede candidati 80 iscritti nella Sezione A e 7 nella Sezione B, alcuni dei quali facenti parte dell’attuale consiglio uscente. In questa occasione avvertiamo la necessità di una riflessione nell’intento di far emergere le problematiche del ruolo del libero professionista all’interno della categoria, e nell’auspicio che possano essere inserite negli impegni del nuovo vertice.

Gli architetti liberi professionisti rappresentavano a fine 2014 il 57,7% degli iscritti agli Ordini; ma, nonostante il dato di maggioranza sembri avvantaggiare chi esercita unicamente la libera professione, le politiche degli ultimi anni (sia dei governi che delle istituzioni, CNAPPC compreso) hanno invece progressivamente minato l’esistenza della libera professione, e stanno distruggendo un patrimonio di risorse umane che in passato ha fatto grande il nostro Paese.

E’ opportuno ribadire come Federarchitetti non si sia mai espressa  svilendo la realtà ordinistica in quanto tale, considerata un riferimento essenziale nel rapporto con il mondo delle istituzioni ed auspicandone, al contrario, un effettivo rinnovamento che potesse favorirne l’interesse pubblico. Ma ciò dovrebbe avvenire attraverso un reale supporto nella giusta applicazione delle norme nell’esercizio della professione, sia per i liberi professionisti che per i dipendenti, nel reciproco rispetto delle diverse competenze, incluso le forme di precariato consolidatesi all’interno delle pubbliche amministrazioni.

I programmi elettorali in circolazione in questi giorni, però, continuano nell’attuare la politica solo contro i liberi professionisti al fine di ridurre il loro numero all’interno degli Ordini (fenomeno già in atto da qualche anno), invece di proporre azioni per la liberalizzazione del mercato professionale che sempre più si sta concentrando in mano alle società di capitale.

Il continuo mutare altalenante delle norme nazionali e la carenza di conoscenze delle regolamentazioni nei Paesi esteri, richiedono  un coivolgimento degli stakeholders nella fase di elaborazione, indispensabile per ampliare le opportunità di lavoro, ma occorre anche che le stesse vadano ricercate nel livello di responsabilità e capacità di ogni singolo collega, nella piena libertà di espressione e nel rispetto delle regole tecniche e civili; provvedimenti inclusivi di ulteriori vincoli ed appesantimenti in eccesso, in un contesto già sovraccarico di oneri, non costituisce causa utile al miglioramento delle potenzialità dei professionisti, da indirizzare verso un effettivo esercizio professionale, amplificato per competenze specialistiche, interprofessionalità, norme trainanti tra i diversi livelli delle strutture professionali. Di tutto ciò registriamo una negativa evoluzione.

Nel rispetto reciproco dei ruoli, bisogna aggregare le forze per dare maggior vigore nella critica ad iniziative legislative portatrici di ulteriore confusione nelle costanti modifiche ai testi, tanto nei LL.PP. che nell’edilizia, sicurezza, strutture, urbanistica, ambiente, competenze ed altro.

Occorre un comune tavolo istituzionale al fine di evitare che riflessi confusi ed azioni non coordinate tra i rispettivi organismi si ribaltano quali alibi alla scarsa comprensione dei Governi, già soggetti ad interessi fortemente condizionanti.

La perdurante auto proposizione del CNAPPC come organo di rappresentanza, a fronte di soggetti obbligatoriamente iscritti e con status lavorativi del tutto diversi ed anche divergenti, ha minato in passato la possibilità di un confronto costruttivo in quanto portato su ambiti non sovrapponibili, piuttosto che riconoscere l’esigenza di proporsi con posizioni integrate tra Ordine e Associazioni, per porre con chiarezza le esigenze, palesi e numerose, volte ad invertire l’attuale decrescita della professione, libera e dipendente.

Particolare attenzione merita la formazione continua che deve essere aperta e plurarista, così come già si è espressa la Corte di Giustizia Europea, riconoscendo il lavoro che il libero professionista svolge quotidianamente nell’esercizio dell’attività e riservando alle Associazioni di Professionisti, indicate nel regolamento, lo stesso trattamento privilegiato degli Ordini Provinciali.

Riteniamo che la formazione debba considerarsi di supporto opportuno e necessario, ma per scelta volontaria per i liberi professionisti, integrativo allo svolgimento di atti professionali solo attraverso i quali si acquisisce responsabilità verso la committenza, al contempo non condizionante per il mercato privato, ben in grado con le sue regole, di identificare il livello di affidabilità del/dei professionisti, ma, al più, elemento di graduale vantaggio per gli affidamenti pubblici. Tutto ciò con la eliminazione di ogni provvedimento di emarginazione dagli Albi a vantaggio di procedure neganti diritti acquisiti e solo funzionali al lievitare di lavoro nero e disoccupazione.

Il sindacato ha pubblicamente indicato come siano altri i nodi che frenano lo sviluppo della libera professione, incluso la carente efficienza dei comparti tecnici delle pubbliche amministrazioni. Talune argomentazioni sono costantemente eluse dagli Ordini a volte con malcelato fastidio e sufficienza, altre positivamente affrontate ma carenti di un coinvolgimento ampio e diversificato e di un comune tavolo di confronto istituzionale. In buona sostanza, ci troviamo di fronte non al controllo di norme etiche di interesse generale da rispettare, ma all’introduzione di misure specifiche di stampo burocratico introdotte con finalità di contrazione del numero dei professionisti esercenti la “libera professione”: tendenza non accettabile per Federarchitetti.



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