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FEDERARCHITETTI GIA’ NEL 2007 HA PROPOSTO IL METODO PER APPLICARE L’EQUO COMPENSO PER LE PRESTAZIONI PROFESSIONALI SVOLTE

In questi giorni si discute sull’equo compenso e sulle tariffe minime eliminate dalle “Lenzuolate del Decreto Bersani” nel 2006 e che ha visto Federarchitetti scendere in piazza a Roma lo scorso 13 maggio insieme agli atri stakeholder del settore.

Già dal 2007 Federarchitetti ha pubblicato un volume, attraverso la casa editrice Legislazione Tecnica, sugli onorari professionali e sul metodo di verifica di congruità sulla liberalizzazione degli onorari professionali per architetti ed ingegneri in seguito all’abolizione dei minimi.

L’analisi – condotta da Federarchitetti attraverso l’allora presidente Paolo Grassi – considera di propria competenza proporre una procedura di riferimento per la determinazione degli onorari professionali che potesse contribuire a creare un corretto rapporto tra le strutture professionali e la committenza sia pubblica che privata.

Ciò in seguito alla eliminazione del “minimo tariffario”, quindi, del riferimento fisso del costo del “prodotto professionale”, fino ad una decina d’anni fa applicato “a prescindere” dal merito della prestazione. Veniva eluso ogni giudizio sull’impegno professionale che caratterizza la prestazione, sulle specificità della stessa, sul livello di qualità che si vuole raggiungere, sulle componenti professionali che ne sono implicate, sulla durata della prestazione stessa: far emergere tali valori si ritiene possa comportare l’instaurarsi  di un diverso rapporto tra mondo della professione e collettività., fra chi offre un prodotto, sia pure di natura intellettuale, ed il cittadino – consumatore che ne usufruisce, rappresentato in proprio, se in forma privatistica oppure attraverso l’azione e le scelte delle istituzioni.

Ma una reale azione di tutela del cittadino – consumatore non piò esplicarsi in assenza di una disciplina condivisa fra offerente (struttura professionale) ed acquirente così come individuato.

Occorre considerare che tale tutela coincide anche con il miglioramento delle condizioni con le quali si esercita la “produzione intellettuale”del professionista e con le procedure che aprano il campo d’incontro tra le parti, costituente il “mercato”, consentendone il libero incontro – scontro e l’esercizio di una concorrenza improntata sulla reciproca consapevolezza delle scelte.

La chiarezza sulle caratteristiche dell’offerta, infatti, costituisce premessa per un rapporto professionale fiduciario tra le parti , quale condizione per il migliore svolgimento dell’attività professionale. ciò implica una accorta e cosciente valutazione delle caratteristiche intrinseche del  complesso delle prestazioni occorrenti, legate ad oneri che consentono di eseguire al meglio le varie elaborazioni garantendone la migliore qualità, e, nel contempo, un oggettivo controllo sui costi della stessa, attraverso le risorse umane e materiali da attivare nei tempi prevedibili, ponendo la committenza nella condizione di valutare liberamente l’offerta e di effettuare le scelte ritenute opportune.

E’ del tutto evidente che occorre soddisfare il principio di non rigidità ed automatismo, quindi di concertazione e controllo anche da parte della committenza: ne consegue una procedura che avrà esiti diversi secondo gli interlocutori che ne sono protagonisti. 

 

 



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